Chirurgia bariatrica: uno sguardo sulla mente

Prima del bisturi, lo psicologo. La chirurgia bariatrica inizia dalla mente: aspettative, paure, identità. Un percorso che cambia il corpo e il senso di sé.

Prima del bisturi, lo psicologo. La chirurgia bariatrica inizia dalla testa. Sleeve gastrectomy, bypass gastrico: nomi tecnici per interventi che modificano stomaco e intestino. Ma nessun chirurgo opera senza il via libera dello psicologo. Perché? Perché l’obesità grave è una malattia cronica complessa. Perché modificare il corpo senza preparare la mente è fallimento annunciato. Perché la persona deve sapere cosa l’aspetta: dieta liquida, vitamine a vita, rapporto col cibo stravolto, immagine corporea da ricostruire. La valutazione psicologica non è ostacolo burocratico. È protezione. È alleanza. È l’inizio di un viaggio che, se fatto bene, restituisce dignità, salute, futuro.

Quando il peso diventa malattia

In Italia il 45% della popolazione adulta soffre di sovrappeso o obesità. Non si tratta solo di un numero sulla bilancia: l’obesità grave riduce l’aspettativa di vita di 13 anni, genera diabete tipo 2, ipertensione, apnee notturne, dolore articolare cronico. Chi vive con chirurgia bariatrica come possibile soluzione ha spesso alle spalle anni di tentativi falliti. Diete che non reggono. Esercizio fisico che diventa impossibile quando ogni movimento fa male. Farmaci che non bastano. E dietro tutto questo, uno stigma sociale pesante quanto i chili in eccesso: il giudizio, lo sguardo degli altri, la convinzione diffusa che l’obesità sia una questione di volontà.

Ma la realtà è diversa. L’obesità è una patologia multifattoriale: genetica, metabolismo, psicologia, contesto sociale si intrecciano in modi che sfuggono al controllo individuale. La chirurgia bariatrica interviene su questo, riducendo lo stomaco o modificando l’assorbimento intestinale per generare sazietà precoce e perdita di peso duratura. Eppure, senza un lavoro parallelo sulla mente, il rischio è alto: recupero del peso, insoddisfazione persistente, cambiamento fisico che non si traduce in benessere psicologico.

Gli interventi: restrittivi, malassorbitivi, misti

La chirurgia bariatrica non è un unico intervento, ma una famiglia di procedure con meccanismi diversi. Gli interventi restrittivi riducono la capacità dello stomaco, generando sazietà precoce. Quelli malassorbitivi modificano l’assorbimento intestinale. Quelli misti combinano entrambi gli effetti. La scelta dipende dal BMI, dalle comorbidità, dalla storia clinica della persona. E, naturalmente, dal profilo psicologico: alcuni interventi richiedono un’adesione più rigorosa alle prescrizioni, altri comportano rischi specifici che vanno valutati insieme.

La sleeve gastrectomy è l’intervento più diffuso in Italia: consiste nella rimozione verticale di circa l’80% dello stomaco, che assume la forma di un tubulo. Non si tocca l’intestino, quindi l’assorbimento resta invariato. Ma lo stomaco ridotto genera sazietà rapida e, soprattutto, produce meno grelina, l’ormone della fame. È irreversibile. Richiede cambiamenti alimentari permanenti: pasti piccoli e frequenti, masticazione lenta, addio a cibi troppo densi o fibrosi nei primi mesi.

Il bypass gastrico combina restrizione e malassorbimento. Si crea una piccola tasca gastrica che viene collegata direttamente a un tratto più avanzato dell’intestino tenue, escludendo gran parte dello stomaco e il duodeno dal transito del cibo. Il risultato: sazietà immediata e ridotto assorbimento di calorie e nutrienti. È particolarmente efficace sul diabete tipo 2, che in molti casi va in remissione già nei giorni successivi all’intervento. Ma richiede integrazione vitaminica scrupolosa per tutta la vita e attenzione alla sindrome da dumping, che può manifestarsi dopo l’assunzione di zuccheri semplici.

Il bendaggio gastrico regolabile è meno invasivo: si posiziona un anello gonfiabile attorno alla parte superiore dello stomaco, creando una piccola tasca. È reversibile e regolabile, ma richiede controlli frequenti e ha tassi di successo inferiori rispetto agli altri interventi.

La diversione biliopancreatica, invece, è l’intervento più complesso: combina gastrectomia parziale e bypass intestinale esteso, con risultati eccellenti sulla perdita di peso ma rischi maggiori di malnutrizione. Si riserva ai casi di obesità estrema.

Quale intervento per chi? Non esiste una risposta universale. Il chirurgo valuta BMI, età, comorbidità, storia di interventi precedenti. Lo psicologo valuta capacità di aderire alle prescrizioni, gestione dello stress, eventuali disturbi alimentari. Il dietista valuta abitudini alimentari e possibilità di cambiamento. Insieme, si sceglie l’intervento più adatto non al peso, ma alla persona.

Due colloqui che fanno la differenza

La valutazione psicologica per la chirurgia bariatrica è obbligatoria per legge, prevista dalle Linee Guida della SICOB (Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità). Non è una formalità: è il primo passo di un percorso multidisciplinare che coinvolge chirurgo, dietista, psicologo, anestesista. Due colloqui. Test psicodiagnostici. Domande che scavano: storia del peso corporeo, rapporto col cibo, tentativi precedenti, aspettative, paure, risorse psicologiche, contesto familiare e sociale.

Lo psicologo cerca di capire se la persona è pronta a un cambiamento radicale. Perché la chirurgia bariatrica non è solo un intervento sul corpo: è una trasformazione esistenziale. Il modo di mangiare cambia per sempre. La relazione col cibo si rivoluziona. L’immagine corporea che si vede allo specchio diventa un’altra. E tutto questo richiede elaborazione psicologica, non solo adattamento pratico.

Cosa cerca lo psicologo? Stati psicopatologici gravi che potrebbero rappresentare controindicazioni (depressione maggiore non trattata, disturbi psicotici, dipendenze attive). Disturbi del comportamento alimentare come il Binge Eating Disorder, che richiedono trattamento specifico prima dell’intervento. Motivazione autentica: la persona vuole davvero cambiare o subisce pressioni esterne? Aspettative realistiche: sa che l’intervento non risolverà tutti i problemi della vita? Capacità di aderire alle prescrizioni post-operatorie: seguire la dieta, assumere integratori, partecipare ai follow-up.

Il corpo che cambia, la mente che resta indietro

Chi si sottopone a chirurgia bariatrica sperimenta una perdita di peso rapida e significativa. Uno studio recente condotto in Scozia su pazienti con obesità e diabete tipo 2 ha dimostrato che a cinque anni dall’intervento, il gruppo chirurgico manteneva una perdita del 22% del peso totale, contro l’8,6% del gruppo non operato. Il 58% dei pazienti operati aveva raggiunto una perdita di almeno il 20% del peso iniziale. Numeri impressionanti. Ma dietro quei numeri ci sono persone che devono imparare a riconoscersi in un corpo nuovo.

Il cambiamento fisico è veloce. Quello psicologico richiede tempo. La persona deve elaborare un’identità corporea completamente diversa. Deve affrontare lo sguardo degli altri che cambia, le relazioni che si modificano, le dinamiche familiari che si riadattano. Deve gestire la pelle in eccesso, le cicatrici, la fatica di imparare a mangiare in modo nuovo. E deve farlo mentre il corpo si trasforma mese dopo mese, in un processo che può generare tanto gioia quanto disorientamento.

Per questo il supporto psicologico non finisce con il certificato di idoneità. Continua nel post-operatorio, nei follow-up a uno, tre, sei, dodici mesi. La chirurgia bariatrica funziona quando è accompagnata da un’équipe che resta accanto alla persona nel tempo, che riconosce le fatiche, che celebra i progressi, che interviene quando le difficoltà si fanno sentire.

Chi sta accanto: la fatica invisibile

Chi vive accanto a una persona candidata alla chirurgia bariatrica conosce bene la complessità del percorso. I familiari spesso si trovano in una posizione impossibile: vogliono sostenere, ma non sanno come. Hanno paura dell’intervento, dei rischi, del cambiamento. Sperimentano senso di colpa per l’esasperazione accumulata negli anni. Si chiedono se avrebbero potuto fare di più, di diverso.

Il partner può sentirsi confuso tra il ruolo di compagno e quello di caregiver. L’intimità si modifica. La spontaneità si riduce. Le dinamiche relazionali si riadattano faticosamente. E tutto questo merita riconoscimento, non giudizio. La valutazione psicologica esplora anche questi aspetti: la rete sociale e familiare della persona, le risorse su cui può contare, il carico emotivo di chi sta accanto. Perché il cambiamento non coinvolge solo il corpo di chi si opera, ma l’intero sistema di relazioni in cui quella persona vive.

Non è l’ultima spiaggia: è una scelta terapeutica

La chirurgia bariatrica viene ancora troppo spesso percepita come “l’ultima spiaggia”, la soluzione estrema quando tutto il resto ha fallito. Ma questa narrazione è sbagliata. È una scelta terapeutica indicata per persone con obesità grave (BMI superiore a 40) o con obesità di secondo grado (BMI superiore a 35) associata a comorbidità importanti come diabete, ipertensione, apnee notturne. Non è cedimento. Non è resa. È medicina.

E come ogni scelta terapeutica seria, richiede consapevolezza. La persona deve sapere che l’intervento è irreversibile. Che dovrà assumere integratori vitaminici per tutta la vita. Che il rapporto col cibo cambierà radicalmente. Che potrebbero esserci complicanze, sia immediate che a lungo termine. Che il mantenimento dei risultati dipenderà dall’aderenza alle prescrizioni mediche e dall’elaborazione psicologica del cambiamento.

La valutazione psicologica serve proprio a questo: costruire un’alleanza terapeutica basata sulla verità, non sulle illusioni. Esplorare motivazioni, aspettative, risorse. Preparare la persona al fatto che il cambiamento del corpo è solo l’inizio di un percorso più lungo, che coinvolge il modo di stare al mondo, le relazioni, il senso di sé.

Conclusione

La chirurgia bariatrica non è solo riduzione dello stomaco: è riappropriazione della propria vita. Non è scorciatoia, ma percorso complesso che richiede coraggio, determinazione, supporto. La valutazione psicologica non è ostacolo da superare per arrivare al bisturi, ma opportunità per capire se si è pronti, su quali risorse contare, cosa serve per affrontare il cambiamento in modo consapevole e duraturo. Perché modificare il corpo è chirurgia. Ricostruire il rapporto con se stessi è psicologia. E solo quando questi due piani procedono insieme, il cambiamento diventa autentico, sostenibile e liberatorio.

Riferimenti bibliografici

Leyaro, B., et al. (2024). Metabolic bariatric surgery pays off: a longitudinal analysis of weight loss and HbA1c changes in real-world patients data in the West of Scotland. International Journal of Obesity.

Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle malattie metaboliche (SICOB). (2016). Linee guida di chirurgia dell’obesità. Retrieved from https://www.sicob.org

Busetto, L., Cerbone, M.L., Lippi, C., Micanti, F., & Sampietro, S. (2011). Suggerimenti per la valutazione psicologico-psichiatrica del paziente obeso candidato alla chirurgia bariatrica. SICOB.

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