Perché il cyberbullismo cambia la personalità per sempre

Uno studio 2025 rivela: il cyberbullismo altera personalità e felicità in soli 3 mesi. Il 58% dei ragazzi ne è vittima almeno una volta.

Il cyberbullismo sta diventando un’esperienza comune tra i giovani. Nel 2025, il 58% degli adolescenti ha subito molestie online almeno una volta nella vita, quasi il doppio rispetto al 2016. Ma quello che emerge da un nuovo studio pubblicato sul Journal of Medical Internet Research è ancora più inquietante: bastano tre mesi perché il cyberbullismo lasci tracce profonde. Felicità ridotta, personalità alterata, percezione di ingiustizia aumentata. Non si tratta solo di messaggi offensivi o pettegolezzi online: il cyberbullismo rimodella il modo in cui una persona vive le relazioni, sente se stessa e guarda il mondo.

Le mille facce del cyberbullismo

Il cyberbullismo non è un fenomeno unico. Si manifesta in forme diverse, ciascuna con il suo carico specifico di sofferenza. C’è il cyberstalking, messaggi minacciosi che arrivano a ogni ora del giorno e della notte. C’è l’harassment, insulti continuativi che erodono l’autostima parola dopo parola. C’è la denigration, pettegolezzi e contenuti falsi che distruggono la reputazione. C’è l’impersonation, quando qualcuno ruba l’identità digitale per danneggiare la vittima dall’interno. C’è l’exclusion, l’essere esclusi deliberatamente da gruppi online, che ferisce tanto quanto l’esclusione fisica. E c’è il sexting non consensuale, immagini intime condivise senza permesso, spesso usate come strumento di ricatto.

Ogni forma ha un impatto diverso, ma tutte condividono un elemento: la permanenza. Un video, un commento, una foto rimangono online e possono essere condivisi all’infinito. Questo amplifica la portata del danno in modo che il bullismo tradizionale non può replicare.

Quando lo schermo nasconde un trauma reale

Chi subisce episodi di cyberbullismo non vive “solo” un problema digitale. L’esperienza attraversa lo schermo e si radica nel corpo, nelle emozioni, nel modo di stare con gli altri.

Maria, quindicenne, controlla il telefono e il cuore accelera prima ancora di leggere. Ogni notifica potrebbe essere un insulto, un commento crudele, la condivisione di una foto imbarazzante. A scuola evita gli sguardi. A casa il senso di isolamento aumenta. Il cyberbullismo genera uno stato di allerta costante, una tensione che non si spegne mai perché la minaccia può arrivare in qualsiasi momento, anche di notte, anche nel weekend, anche quando si è soli nella propria stanza.

La ricerca cinese pubblicata a febbraio 2025 ha analizzato i profili social di 60 persone che hanno vissuto il primo episodio di cyberbullismo, confrontandoli con 60 individui che non ne sono mai stati vittime. I ricercatori hanno misurato i cambiamenti psicologici tre mesi prima e tre mesi dopo l’evento. Il risultato è chiaro: il cyberbullismo altera il vissuto emotivo in modo misurabile e rapido. La felicità crolla, la rabbia esplode, il modo di percepire se stessi e gli altri si trasforma.

Tre mesi che cambiano chi sei

Prima dell’episodio di cyberbullismo, non esistevano differenze significative tra chi sarebbe diventato vittima e chi no. Nessuna fragilità specifica, nessun tratto di personalità che predisponesse all’attacco. Il cyberbullismo non sceglie: può colpire chiunque. Ma dopo tre mesi, i cambiamenti sono evidenti. La personalità si riorganizza. Chi prima era socievole diventa più chiuso. Chi era coscienzioso perde motivazione. Chi manteneva un equilibrio emotivo diventa vulnerabile e ipersensibile.

Lo studio 2025 ha misurato i Big Five, i cinque tratti fondamentali della personalità. Dopo il cyberbullismo: amicalità in calo del 35%, coscienziosità ridotta, estroversione diminuita, nevroticismo aumentato. Questi non sono numeri astratti: sono modi di stare al mondo che cambiano. La persona si ritira dalle relazioni, fatica a concentrarsi, diventa più ansiosa e meno fiduciosa.

Il cyberbullismo agisce come un evento traumatico che rimodella l’identità. Non si tratta di essere “più deboli” o “troppo sensibili”: si tratta di un’esperienza che altera il modo in cui ci si sente nel proprio corpo, nella propria vita, nelle proprie relazioni. Il senso di sé vacilla. La fiducia negli altri crolla. Il mondo diventa un posto meno sicuro, gli altri diventano potenziali minacce, e il futuro si oscura.

Il corpo che parla: ansia, rabbia e senso di ingiustizia

Il cyberbullismo non resta confinato alla mente. Il corpo diventa testimone della sofferenza. Chi lo subisce sperimenta un aumento significativo di rabbia e ostilità, un calo della capacità di autoregolazione emotiva, un incremento di vergogna e senso di colpa. L’ideazione suicidaria aumenta: secondo una meta-analisi del 2014, lo stress e i pensieri suicidari sono tra le conseguenze più forti del cyberbullismo.

Ma c’è un altro cambiamento, meno visibile e forse più insidioso: la percezione del mondo esterno si distorce. Chi subisce cyberbullismo inizia a vedere più ingiustizia ovunque. La fiducia in un mondo giusto si sgretola. Questo non è pessimismo: è una riorganizzazione del modo di leggere la realtà, una difesa che paradossalmente rende più vulnerabili. Quando si percepisce ingiustizia diffusa, ci si sente sempre meno al sicuro, sempre più esposti.

Genitori, non siete soli

Se siete genitori di un ragazzo o una ragazza che ha subìto cyberbullismo, sapete cosa significa quella sensazione di impotenza. Vorreste proteggere, ma il pericolo arriva da uno schermo che non potete controllare. Vorreste capire, ma vostro figlio si chiude. Vorreste agire, ma non sapete come. Questa fatica è reale e va riconosciuta: stare accanto a chi soffre di cyberbullismo è emotivamente logorante.

Cosa fare concretamente: Non chiedete “perché non me l’hai detto prima?” o “cosa hai fatto per meritartelo?”. Queste domande, per quanto naturali, aumentano il senso di colpa. Dite invece: “Mi dispiace che ti sia successo. Non è colpa tua. Voglio aiutarti”. Validate la sofferenza senza minimizzarla. “È solo internet” è una frase che ferisce: per chi lo vive, il cyberbullismo è reale quanto un’aggressione fisica.

Non isolatevi. I dati del Cyberbullying Research Center mostrano che il fenomeno è in costante crescita: nel 2025, il 32,7% degli adolescenti ha subìto episodi di cyberbullying negli ultimi 30 giorni, rispetto al 16,5% del 2016. Non siete soli, e vostro figlio non è l’unico. Cercate aiuto: psicoterapia per chi ha subìto il trauma, supporto per voi genitori, dialogo con la scuola per attivare protocolli di intervento.

E soprattutto: resistete alla tentazione di sequestrare il telefono o bloccare tutto. Il digitale è il loro mondo sociale. Toglierlo significa isolarli ulteriormente. Meglio accompagnare: impostate insieme filtri, bloccate profili molesti, documentate tutto con screenshot. La legge italiana (71/2017) tutela i minori e prevede strumenti per rimuovere contenuti offensivi e chiedere risarcimenti.

Cosa può fare la scuola?

Le scuole possono fare molto, ma devono andare oltre la retorica. La legge italiana 71/2017 obbliga gli istituti a nominare un referente per il cyberbullismo, creare Team antibullismo e implementare Piani di prevenzione triennali. Ma questi strumenti funzionano solo se attivati davvero. Serve formazione continua per docenti e personale: riconoscere i segnali (calo improvviso del rendimento, ritiro sociale, assenze frequenti, cambiamenti nell’umore), intervenire con protocolli chiari, non minimizzare mai. Serve educazione digitale che insegni empatia e responsabilità, non solo tecnica. Serve creare spazi sicuri dove chi subisce possa parlare senza timore di essere giudicato o esposto ulteriormente. E serve coinvolgere i ragazzi stessi: chi ha vissuto il cyberbullismo spesso diventa il miglior alleato nella prevenzione, perché sa esattamente cosa significa e può parlare con credibilità ai pari.

Si può guarire?

La buona notizia è che i cambiamenti psicologici indotti dal cyberbullismo non sono irreversibili. La psicoterapia funziona, soprattutto quando si concentra su tre aree: ricostruire la felicità e il senso di benessere, ridurre il nevroticismo e l’ansia attraverso la regolazione emotiva, e aiutare la persona a riappropriarsi di un senso di giustizia nel mondo. Gli interventi più efficaci non si limitano a “superare” l’evento traumatico, ma accompagnano la persona a ritrovare un modo più autentico, sicuro e libero di stare nelle relazioni.

Le scuole hanno un ruolo cruciale. I Piani triennali antibullismo, i Team di emergenza, i Patti di corresponsabilità non sono burocrazia: sono strumenti concreti per prevenire, intercettare e gestire il fenomeno. Ma servono adulti formati, capaci di riconoscere i segnali e intervenire tempestivamente. Serve educazione digitale che vada oltre il “non condividere password”: serve insegnare empatia, responsabilità, consapevolezza delle conseguenze reali di azioni virtuali.

Il cyberbullismo non è un fenomeno marginale né passeggero. È una forma di violenza che attraversa lo schermo e si radica nel vissuto profondo di chi la subisce. Cambia il modo di percepire se stessi, gli altri, il mondo. Lascia cicatrici invisibili ma reali. Riconoscerlo, nominarlo, affrontarlo è il primo passo per restituire dignità a chi soffre e costruire comunità digitali più sicure e umane.

Riferimenti bibliografici

Liu, X., Liu, M., Kang, X., Han, N., Liao, Y., & Ren, Z. (2025). More Cyberbullying, Less Happiness, and More Injustice—Psychological Changes During the Pericyberbullying Period: Quantitative Study Based on Social Media Data. Journal of Medical Internet Research, 27, e64451. https://www.jmir.org/2025/1/e64451

Patchin, J. W., & Hinduja, S. (2025). Summary of Our Cyberbullying Research (2007-2025). Cyberbullying Research Center. https://cyberbullying.org/summary-of-our-cyberbullying-research

Kowalski, R. M., Giumetti, G. W., Schroeder, A. N., & Lattanner, M. R. (2014). Bullying in the digital age: A critical review and meta-analysis of cyberbullying research among youth. Psychological Bulletin, 140(4), 1073–1137. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24512111/

Previous Article

Disturbo borderline: quando l'identità diventa un campo di battaglia

Next Article

Dipendenza affettiva: la trappola invisibile delle relazioni

Write a Comment

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Iscriviti alla Newsletter di Mentechiara

Se sei stanco di sentir dire che "basta pensare positivo", se hai provato app e corsi senza risultati duraturi, se vuoi capire davvero come funziona la tua mente con i fatti, non le opinioni.
È gratuita. Sempre. Nessun costo nascosto, nessun upselling, nessun conflitto di interesse.