Le nuove dipendenze stanno ridisegnando il panorama della salute mentale adolescenziale. Il rapporto ESPAD 2024, appena pubblicato, documenta un fenomeno in espansione: oltre 1,4 milioni di studenti italiani coinvolti in forme di dipendenza comportamentale, da internet al gioco d’azzardo online. Altri 500.000 assumono psicofarmaci senza prescrizione, acquistandoli in rete o prelevandoli dall’armadietto di casa. A differenza delle tossicodipendenze classiche, queste nuove dipendenze non richiedono sostanze illegali: basta uno smartphone, un computer, una carta di credito. Ma il cervello reagisce allo stesso modo: stessa dopamina, stessa perdita di controllo, stessa sofferenza.
Quando il comportamento normale diventa trappola
Chi vive con le nuove dipendenze spesso non se ne accorge. Non c’è l’odore di alcol, non ci sono segni evidenti sul corpo, non servono spacciatori. Eppure il meccanismo è identico a quello delle sostanze stupefacenti: il circuito della ricompensa nel cervello viene attivato, la dopamina viene rilasciata, il comportamento si rinforza. La persona perde progressivamente il controllo, continua nonostante le conseguenze negative, sviluppa tolleranza. Il paradosso delle nuove dipendenze è che nascono da attività quotidiane, spesso incoraggiate dalla società: lavorare molto viene visto come segno di impegno, essere sempre connessi come segno di socialità, fare shopping come diritto al benessere.
Anna Lembke, psichiatra dell’Università di Stanford, ha dedicato anni allo studio di questo fenomeno. Nel suo libro L’era della dopamina, spiega come il nostro cervello non si sia evoluto per funzionare in un mondo caratterizzato dall’abbondanza: “Siamo dei cactus nella foresta pluviale. E come cactus adattati al clima arido, stiamo annegando nella dopamina”. Questa metafora coglie il nucleo del problema: il sistema nervoso umano è programmato per rispondere a stimoli scarsi, non a stimoli costanti e sovrabbondanti.
Il cervello non distingue: stessa dopamina, stessa dipendenza
Dal punto di vista neurobiologico, le nuove dipendenze attivano gli stessi circuiti delle dipendenze da sostanze. L’area tegmentale ventrale rilascia dopamina nel nucleo accumbens, generando la sensazione di piacere. La corteccia prefrontale, responsabile del controllo degli impulsi e della pianificazione, viene progressivamente disattivata. Il risultato è la perdita della capacità di fermarsi volontariamente, anche quando si riconoscono le conseguenze negative del proprio comportamento.
Le ricerche più recenti sulle nuove dipendenze mostrano che l’uso compulsivo di internet, videogiochi o social media produce alterazioni cerebrali misurabili. Le tecniche di neuroimaging evidenziano modifiche nella materia grigia delle aree prefrontali e nel sistema della ricompensa, analoghe a quelle osservate nei tossicodipendenti. Non è un’iperbole: il cervello di un adolescente dipendente da Instagram mostra cambiamenti strutturali simili a quelli di chi assume cocaina.
Le forme invisibili delle nuove dipendenze

Le nuove dipendenze assumono forme molteplici, tutte accomunate dall’assenza di sostanze chimiche esterne. La dipendenza da internet si manifesta attraverso l’impossibilità di staccarsi dallo schermo, la perdita di ore di sonno pur di rimanere connessi, il deterioramento delle relazioni reali. Il gioco d’azzardo online, mascherato da videogioco, coinvolge adolescenti che scommettono su piattaforme progettate per aggirare i controlli. Lo shopping compulsivo, amplificato dall’e-commerce e dal credito facile, genera indebitamento e senso di colpa. La dipendenza affettiva trasforma la relazione in fusione, annullando l’identità personale.
Esistono poi le nuove dipendenze legate all’automedicazione: ragazzi che assumono ansiolitici per gestire l’ansia scolastica, che prendono sedativi per dormire, che usano stimolanti per studiare. Il fenomeno è facilitato dalla disponibilità di psicofarmaci in casa e dalla possibilità di acquistarli online senza prescrizione. Il rapporto ESPAD documenta che circa 500.000 adolescenti italiani hanno fatto questa esperienza almeno una volta, spesso reperendo i medicinali nell’armadietto dei genitori o tramite acquisti su siti non controllati.
Perché adesso: l’ambiente che crea dipendenza
Le nuove dipendenze prosperano in un contesto specifico: la società dell’abbondanza e della gratificazione immediata. Gli algoritmi dei social media sono progettati per massimizzare il tempo di permanenza sulla piattaforma, sfruttando il bisogno umano di novità e ricompensa. Le notifiche push interrompono costantemente l’attenzione, creando un ciclo di anticipazione e gratificazione. I videogiochi integrano sistemi di ricompensa variabile, le stesse dinamiche utilizzate dalle slot machine. Le piattaforme di e-commerce rendono l’acquisto così semplice da eliminare ogni filtro tra impulso e azione.
Il contesto sociale amplifica il fenomeno: pressioni scolastiche sempre più intense, relazioni familiari fragili, precarietà del futuro. Solo il 59% dei giovani intervistati dal rapporto ESPAD dichiara di sentirsi in buona salute mentale, con differenze marcate tra ragazzi (70%) e ragazze (49%). Questo disagio emotivo diffuso rende più vulnerabili alla ricerca di vie di fuga immediate, che siano lo schermo, il gioco, lo shopping o gli psicofarmaci.
Chi sta accanto: la fatica invisibile di famiglie e partner
Chi vive accanto a una persona con nuove dipendenze conosce bene quella sensazione di impotenza. Come si fa a togliere lo smartphone a un adolescente quando tutta la sua vita sociale passa da lì? Come si distingue l’uso normale dall’uso patologico, quando anche gli adulti controllano compulsivamente le notifiche? I familiari oscillano tra la minimizzazione (“sono cose da ragazzi”) e l’allarme eccessivo, senza strumenti per comprendere quando un comportamento diventa dipendenza. La frustrazione cresce quando si rendono conto che non basta “mettere regole”: il meccanismo neurobiologico è già attivo, la volontà non è sufficiente.
I genitori si trovano spesso a gestire reazioni emotive intense quando tentano di limitare l’accesso allo schermo o al gioco: irritabilità, ansia, vero e proprio malessere fisico. Sono i sintomi dell’astinenza, identici a quelli di chi smette di assumere sostanze. Il senso di colpa si accompagna alla confusione: cosa abbiamo sbagliato? La risposta è che le nuove dipendenze non dipendono da errori educativi, ma da un ambiente progettato per essere irresistibile a cervelli vulnerabili.
Riconoscere le nuove dipendenze: i segnali che contano
Esistono criteri precisi per distinguere l’uso intenso dall’uso patologico. La perdita di controllo è il primo: la persona vorrebbe smettere o ridurre, ma non ci riesce. Il tempo dedicato all’attività aumenta progressivamente, sottraendo spazio ad altre dimensioni della vita. Le conseguenze negative si accumulano: calo del rendimento scolastico, conflitti familiari, isolamento sociale, disturbi del sonno. Nonostante questo, il comportamento continua. Compare la tolleranza: serve sempre più tempo connessi, sempre più denaro speso, sempre più intensità per ottenere lo stesso effetto. Quando l’attività viene interrotta, emergono sintomi di astinenza: irritabilità, ansia, pensiero ossessivo rivolto all’oggetto della dipendenza.
Un altro segnale importante è il mascheramento: la persona mente su quanto tempo passa online, nasconde gli acquisti, nega l’entità del problema. Questo perché c’è consapevolezza che il comportamento è eccessivo, ma la vergogna impedisce di chiedere aiuto. Le nuove dipendenze, a differenza di quelle da sostanze, portano con sé un’ambiguità morale ulteriore: come si fa a dire “sono dipendente da internet” in una società che richiede di essere sempre connessi?
La via d’uscita: comprendere per accompagnare
Il trattamento delle nuove dipendenze richiede innanzitutto il riconoscimento del problema, sia da parte della persona che vive la dipendenza sia da parte di chi le sta accanto. Non si tratta di debolezza morale o mancanza di volontà: è un disturbo che coinvolge meccanismi neurobiologici complessi. La psicoterapia aiuta a identificare i fattori scatenanti, a sviluppare strategie alternative di gestione delle emozioni, a ricostruire progressivamente una vita che non ruoti più attorno al comportamento compulsivo.
La prevenzione passa attraverso l’educazione: aiutare i giovani a comprendere i meccanismi della dopamina, renderli consapevoli di come gli algoritmi siano progettati per catturare l’attenzione, insegnare strategie di autoregolazione. Ma la prevenzione richiede anche un cambiamento culturale: smettere di glorificare il multitasking, riconoscere il valore della noia, legittimare il bisogno di disconnessione. Le istituzioni scolastiche possono svolgere un ruolo cruciale, non demonizzando la tecnologia ma educando a un uso consapevole.
Le nuove dipendenze non sono un problema marginale: sono una delle sfide più urgenti per la salute mentale delle nuove generazioni. Non basta più intervenire sulle sostanze illegali, quando il pericolo maggiore arriva da comportamenti legali, accessibili, socialmente accettati. Il cervello non distingue. Noi dobbiamo imparare a farlo.
Riferimenti bibliografici
Gruppo ESPAD (2025). Key findings from the 2024 European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs (ESPAD). Agenzia dell’Unione europea sulle droghe, Lisbona. Disponibile su: https://www.sipad.network/rapporto-espad-2024
Lembke, A. (2024). Intervista su dopamina e dipendenze. VITA. Disponibile su: https://www.vita.it/con-la-dopamina-a-tutta-eccoci-a-rischio-dipendenze/
Metodo Gallimberti (2025). Dipendenza Ricerca: Guida Completa per Principianti 2025. Istituto Superiore di Sanità. Disponibile su: https://www.disintossicazione.it/blog/dipendenza-ricerca/



