Ansia scolastica, invisibile compagna di banco

Il 51,4% degli studenti italiani soffre di ansia scolastica ricorrente. L’OCSE conferma: Italia maglia nera d’Europa. I dati allarmano.

L’ansia scolastica è diventata un’emergenza silenziosa. Secondo una consultazione dell’Autorità Garante per l’Infanzia su 7.500 studenti italiani, il 51,4% soffre di stati di ansia o tristezza ricorrenti legati alla scuola. Non si tratta di normale apprensione pre-interrogazione: è un disagio pervasivo che compromette il rendimento, le relazioni, il sonno. L’OCSE conferma: il 70% degli studenti italiani è ansioso prima dei test anche quando preparato, contro il 56% della media europea. Siamo maglia nera d’Europa. Dietro questi numeri ci sono ragazzi che evitano la scuola, famiglie spaventate, un sistema educativo sotto pressione. L’ansia scolastica non è fragilità: è il sintomo di qualcosa che non funziona.

Quando il corpo parla prima della mente

Chi vive l’ansia scolastica la riconosce dal corpo prima che dalla testa. Mal di pancia al risveglio. Nausea che sale quando si avvicina l’ora di entrare in classe. Mani che sudano durante le interrogazioni, anche se si conosce la risposta. Il cuore che batte troppo forte quando la professoressa chiama qualcuno alla lavagna. Secondo i dati dell’Autorità Garante per l’Infanzia, il 49,8% degli studenti lamenta stanchezza eccessiva, il 46,5% nervosismo ricorrente, il 29% mal di testa frequenti e il 25,4% disturbi del sonno. Il corpo diventa il messaggero di una sofferenza che spesso non trova parole.

L’ansia scolastica si manifesta in modi diversi a seconda dell’età. I bambini delle elementari possono piangere, aggrapparsi ai genitori, inventare malattie per evitare la scuola. Gli adolescenti tendono a chiudersi, isolarsi, sviluppare un perfezionismo paralizzante. Ma il nucleo è lo stesso: la scuola non è più uno spazio sicuro dove imparare, ma un territorio minaccioso dove essere giudicati, valutati, confrontati. E quando l’ansia scolastica diventa cronica, può portare all’abbandono scolastico — una conseguenza devastante che l’Italia conosce bene, con tassi di dispersione tra i più alti d’Europa.

Il paradosso italiano: più studio, più ansia

Esiste un paradosso tutto italiano nell’ansia scolastica: studiare di più non riduce l’ansia, ma spesso la alimenta. I dati parlano chiaro. Gli studenti italiani dedicano in media 2,3 ore al giorno ai compiti a casa — il record europeo. In Germania, per confronto, la media è 1,2 ore. Eppure l’ansia scolastica in Italia colpisce il doppio degli studenti tedeschi. Come è possibile?

Uno studio pubblicato su Frontiers in Education nel gennaio 2025 ha analizzato 591 studenti di scuole secondarie in Germania, scoprendo che il clima competitivo in classe aumenta stress e ansia, mentre un alto rendimento individuale può ridurla. Il meccanismo è chiaro: non è il carico di studio in sé a generare ansia scolastica, ma il contesto in cui avviene. Quando la scuola diventa una gara costante, l’ansia scolastica diventa inevitabile.

In Italia, questo clima competitivo è amplificato da aspettative familiari elevate, pressione per l’eccellenza, paura del giudizio. Il 96% degli studenti italiani percepisce un forte interesse dei genitori per le attività scolastiche — un dato che potrebbe sembrare positivo, ma che spesso si traduce in pressione costante. L’ansia scolastica, in questo contesto, non è un problema individuale: è la risposta a un sistema che valuta più di quanto accompagni.

Chi sta accanto alla persona con ansia scolastica

Chi vive accanto a un figlio con ansia scolastica conosce quella sensazione di impotenza che arriva ogni mattina. Vedere un ragazzo tremare prima di uscire di casa, inventare malanni per evitare la scuola, crollare dopo ogni verifica anche se è andata bene. I genitori oscillano tra comprensione e frustrazione, tra il desiderio di proteggere e la paura di alimentare l’evitamento. Non è raro che anche loro sviluppino ansia anticipatoria: la domenica sera diventa un incubo collettivo.

Gli insegnanti, dal canto loro, si trovano in una posizione impossibile. Da un lato devono portare avanti il programma, mantenere la disciplina, valutare. Dall’altro vedono studenti soffrire, bloccarsi, rinunciare. Secondo la consultazione dell’Autorità Garante, il 28% degli studenti ha trovato insegnanti vicini e comprensivi durante la pandemia, ma il 24,7% li ha percepiti come disinteressati e attenti solo ai risultati. L’ansia scolastica mette in crisi non solo chi la vive, ma l’intero ecosistema relazionale della scuola.

La solitudine è un altro aspetto centrale. Il 26,4% degli studenti dichiara di provare disagio nelle relazioni in presenza — un dato che si intreccia con l’ansia scolastica creando un circolo vizioso. Chi è ansioso tende a isolarsi, e l’isolamento alimenta l’ansia. I compagni di classe spesso non capiscono: “Ma se sei preparato, perché hai paura?”. Non sanno che l’ansia scolastica non segue la logica della preparazione.

Cosa funziona davvero contro l’ansia scolastica

Affrontare l’ansia scolastica richiede un cambiamento di prospettiva. Non si tratta di “superare” l’ansia con la forza di volontà, ma di comprendere cosa la alimenta e intervenire su quei fattori. Tecniche di rilassamento e respirazione possono ridurre i sintomi fisici. Ma l’intervento individuale non basta se il contesto resta tossico.

La scuola può fare molto. Creare un clima di classe collaborativo invece che competitivo. Valorizzare il processo di apprendimento più del voto finale. Offrire spazi di ascolto dove gli studenti possano esprimere il loro disagio senza vergogna. Formare gli insegnanti a riconoscere i segnali dell’ansia scolastica e a intervenire precocemente. Coinvolgere psicologi scolastici in modo sistematico, non solo nelle emergenze. Alcune scuole stanno sperimentando programmi di educazione emotiva che insegnano agli studenti a gestire le emozioni — con risultati promettenti, anche se ancora limitati.

Le famiglie possono aiutare smettendo di vivere la scuola come una gara. Significa rinunciare ai paragoni con i compagni, evitare frasi come “devi dare il massimo” o “non puoi permetterti di sbagliare”. O riconoscere che un voto basso non è una catastrofe, che l’errore è parte dell’apprendimento, che il valore di una persona non si misura in decimi. Significa, soprattutto, ascoltare. Quando un figlio dice “ho paura di andare a scuola”, non minimizzare. L’ansia scolastica non è capriccio: è sofferenza reale.

Ripensare la scuola per ridurre l’ansia

L’ansia scolastica pone una domanda scomoda: se metà degli studenti soffre, il problema è davvero negli studenti? O forse è il sistema educativo che chiede troppo, troppo in fretta, con modalità che generano paura invece che curiosità? Il confronto con altri Paesi europei è illuminante. In Germania, dove i compiti a casa sono la metà di quelli italiani e l’ansia scolastica è significativamente più bassa, il rendimento scolastico non è peggiore. Anzi. Questo suggerisce che esiste un modo diverso di fare scuola — meno centrato sulla performance, più sull’apprendimento.

Ridurre l’ansia scolastica non significa abbassare gli standard o rinunciare al rigore. Significa ripensare come valutiamo, come organizziamo il tempo scolastico, come definiamo il successo. Significa riconoscere che un adolescente che dorme poco, mangia male, non fa attività fisica (abitudini mantenute dal 30-40% degli studenti post-pandemia) non può dare il meglio di sé. Oppure, significa smettere di considerare l’ansia scolastica un problema individuale da risolvere con più impegno, e iniziare a vederla come il sintomo di un sistema che ha bisogno di cura.

L’ansia scolastica non è debolezza né mancanza di motivazione. È il modo in cui un organismo giovane risponde a una pressione eccessiva, a un ambiente percepito come minaccioso, a richieste che superano le risorse disponibili. Comprendere questo è il primo passo per trasformare la scuola da fonte di sofferenza a spazio di crescita. I ragazzi che oggi tremano sui banchi non hanno bisogno di essere più forti: hanno bisogno di una scuola più umana.

Bibliografia

Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza (2024). Consultazione pubblica sulla salute mentale degli studenti. Roma. Disponibile su: https://www.garanteinfanzia.org/

OCSE (2017). Students’ well-being: PISA 2015 Results. Paris: OECD Publishing.

Frontiers in Education (2025). Stress and anxiety in schools: a multilevel analysis of achievement and competitive climate. DOI: 10.3389/feduc.2024.1519161

Anderson, T.L., Valiauga, R., et al. (2024). Contributing Factors to the Rise in Adolescent Anxiety and Associated Mental Health Disorders: A Narrative Review. Journal of Child and Adolescent Psychiatric Nursing, 38(1), e70009.

MB Scambi Culturali (2025). Ansia e rapporto studenti-docenti: indagine su 12.000 studenti italiani. Disponibile su: https://www.mbscambi.com/

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