Otto ore. Tanto dura una stimolazione ovarica. Quattordici giorni tra transfer e test di gravidanza. Dodici mesi prima della diagnosi di infertilità di coppia. Il tempo, nell’esperienza di chi non riesce ad avere figli, diventa tiranno. Ogni ciclo mestruale è un fallimento, ogni gravidanza altrui una ferita. In Italia, circa il 15% delle coppie vive questa condizione. La Legge 40 del 2004 regola l’accesso alla procreazione medicalmente assistita, ma il percorso resta complesso: protocolli medici, costi economici, stress psicologico. E sempre, quell’attesa che non finisce mai.
L’infertilità di coppia non è solo un problema medico. È un’esperienza che attraversa il corpo, scava nell’identità, mette in crisi la relazione. Chi la vive conosce quel senso di vuoto che nessuna diagnosi riesce a colmare, quella sensazione di essere rotti in un modo che nessuno vede. Perché l’infertilità di coppia non lascia cicatrici visibili, ma trasforma il modo di stare al mondo.
Il corpo che tradisce
L’esperienza dell’infertilità di coppia inizia spesso come un dubbio silenzioso. Dopo qualche mese di tentativi, la domanda si insinua: “Perché non succede?”. Quando i mesi diventano un anno, il dubbio si fa certezza. E quella certezza ha un nome: infertilità di coppia, definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come l’assenza di concepimento dopo dodici mesi di rapporti non protetti.
Dal punto di vista soggettivo, la persona vive una frattura profonda tra ciò che il corpo dovrebbe fare e ciò che riesce a fare. La donna sperimenta ogni ciclo mestruale come un fallimento personale. Il corpo diventa nemico, traditore. L’uomo, quando la diagnosi riguarda lui, vive il confronto con una virilità messa in discussione. L’infertilità di coppia diventa così una questione di identità: “Se non posso generare, chi sono?”.
Uno studio pubblicato su BMC Women’s Health nel 2024 ha dimostrato che l’ansia è significativamente più prevalente e marcata nelle donne rispetto agli uomini che affrontano l’infertilità di coppia. Le donne riportano sintomi legati all’ansia che possono influenzare negativamente gli esiti dei trattamenti riproduttivi.
Il lutto senza funerale
L’infertilità di coppia è un lutto particolare. Non c’è un corpo da piangere, non ci sono rituali condivisi, non c’è il permesso sociale al dolore. Eppure chi la vive attraversa tutte le fasi del lutto: incredulità, rabbia, contrattazione, depressione. Il figlio immaginato non è mai esistito, ma la sua assenza è concreta. Ogni compleanno di un bambino altrui, ogni annuncio di gravidanza, ogni “E voi, quando?” rimette sale sulla ferita.
La ricerca “Infertility-related stress and its impact on quality of life” (Shi et al., 2024) ha confermato che lo stress correlato all’infertilità di coppia non solo amplifica emozioni negative come tristezza, frustrazione e senso di colpa, ma riduce in maniera significativa il benessere generale e la qualità della vita. Questo impatto psicologico non può essere considerato un effetto collaterale secondario: è un fattore centrale da affrontare.
Il partner vorrebbe consolare, ma ogni parola sembra sbagliata. Vorrebbe alleggerire, ma il peso è condiviso. Non di rado, la coppia si ritrova divisa proprio nel momento in cui avrebbe più bisogno di unirsi: lei ossessionata dai sintomi, dai calcoli, dai test; lui che non sa come starle accanto senza sentirsi inutile.
La PMA: speranza o ulteriore peso?

Quando l’infertilità di coppia viene diagnosticata, molte coppie si rivolgono alla procreazione medicalmente assistita. In Italia, la Legge 40 del 2004 regolamenta l’accesso a queste tecniche. Possono accedervi coppie eterosessuali maggiorenni, coniugate o conviventi, con infertilità o sterilità certificata da atto medico.
Ma la PMA non è una soluzione semplice. I protocolli sono invasivi, i costi elevati (soprattutto nel privato), i tassi di successo variabili. L’età della donna è determinante: secondo i dati del Registro Nazionale PMA, l’età media delle donne che si sottopongono a cicli di PMA in Italia è di 37 anni, ben oltre quella ottimale per la fertilità. Questo significa che molte coppie arrivano alla procreazione medicalmente assistita quando le possibilità sono già ridotte.
L’esperienza della PMA amplifica il carico emotivo dell’infertilità di coppia. Ogni ciclo diventa un investimento economico, fisico, psicologico. La donna si sottopone a stimolazioni ormonali, prelievi, transfer. Il partner assiste, spesso senza sapere come aiutare. E poi c’è l’attesa: quella tra il transfer e il test di gravidanza, sospensione che può durare due settimane ma sembra un’eternità. Quando il test è negativo, il lutto si ripete. E con esso, la domanda: “Proviamo ancora?”.
L’attesa che logora
Un aspetto spesso sottovalutato dell’infertilità di coppia riguarda proprio i momenti di attesa. Attendere il risultato di un test, aspettare l’esito di un ciclo di fecondazione assistita, vivere i giorni che separano un controllo medico dal successivo. Questi intervalli di tempo, che possono sembrare brevi dall’esterno, vengono percepiti come interminabili da chi li vive.
Durante queste fasi, l’ansia si manifesta con pensieri ripetitivi (“E se non funzionasse di nuovo?”, “Quanto ancora dovrò aspettare?”), difficoltà di concentrazione, tensione fisica costante. La persona si ritrova bloccata in un circolo di preoccupazioni che rende difficile dedicarsi ad altro. L’ansia anticipatoria nell’infertilità di coppia è una delle fonti di disagio più intense: non riguarda solo il timore del fallimento, ma anche la perdita di controllo e l’imprevedibilità dell’intero processo.
In Italia, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, nel 2022 sono stati eseguiti 109.755 cicli di procreazione medicalmente assistita. Di questi, solo una parte ha portato a una gravidanza. Il tasso di successo per ciclo varia dal 20% al 45% a seconda dell’età della donna e della tecnica utilizzata.
Accompagnare la coppia
Il trattamento dell’infertilità di coppia non può limitarsi alla dimensione medica. La Legge 40 stessa prevede, all’articolo 7, che i centri PMA offrano consulenza e supporto psicologico alle coppie. Eppure, troppo spesso questo aspetto viene trascurato o relegato a un’opzione secondaria.
Il supporto psicologico nell’infertilità di coppia ha obiettivi chiari: ridurre lo stress, gestire l’impatto emotivo dei trattamenti, esplorare i vissuti individuali e di coppia, preservare la qualità della relazione.
Ritrovare significato
L’infertilità di coppia non è un difetto, non è una punizione, non è mancanza di volontà. È una condizione medica complessa che coinvolge fattori biologici, ambientali, psicologici. Riconoscerla come tale significa restituire dignità a chi la vive, togliere il peso della colpa, aprire spazi di comprensione.
Il percorso attraverso l’infertilità di coppia non ha un finale scontato. Alcune coppie riusciranno ad avere un figlio attraverso la PMA, altre sceglieranno l’adozione, altre ancora decideranno di vivere senza figli. Ciò che conta non è la destinazione, ma la possibilità di attraversare questo tempo sospeso senza perdere se stessi e senza perdere l’altro. Prendersi cura della salute mentale durante un percorso di infertilità di coppia non è un lusso: è un elemento essenziale della cura complessiva.
La speranza, per chi affronta l’infertilità di coppia, non è quella ingenua di una gravidanza garantita. È la possibilità di dare senso all’attesa, di trovare parole per nominare il dolore, di scoprire che anche nel lutto c’è spazio per ricostruire. Ritrovare il proprio modo di stare nella relazione, riscoprire l’intimità al di là della procreazione, riappropriarsi del corpo come luogo di piacere e non solo di prestazione: questo è il lavoro silenzioso che l’infertilità di coppia richiede. E questo è ciò che la rende, paradossalmente, anche un’opportunità di crescita personale e di coppia, quando affrontata con il giusto sostegno.
Riferimenti bibliografici
Rooney, K. L., & Domar, A. D. (2018). The relationship between stress and infertility. Dialogues in Clinical Neuroscience, 20(1), 41-47.
Shi, Y., et al. (2024). Infertility-related stress and its impact on quality of life. Nature Scientific Reports.
Ministero della Salute (2024). Relazione annuale sullo stato di attuazione della Legge 40/2004 in materia di Procreazione medicalmente assistita.
Istituto Superiore di Sanità (2023). Registro Nazionale Procreazione Medicalmente Assistita – Dati 2022.



