Controllare lo spioncino prima di uscire. Cambiare percorso ogni giorno. Non postare foto in tempo reale sui social. Avvisare qualcuno ogni volta che si esce di casa. Le vittime di stalking sviluppano rituali di sicurezza che diventano la nuova normalità, fino a quando la normalità stessa scompare. Il corpo registra tutto: insonnia cronica nel 75% dei casi, disturbi d’ansia nell’80%, pensieri intrusivi nel 55%. Uno studio olandese ha dimostrato che la gravità dei sintomi psicologici delle vittime di stalking è comparabile a quella di chi ha vissuto rapine a mano armata o gravi incidenti. La persecuzione lascia tracce invisibili ma profonde.
Il mondo visto da dentro la paura
Chi subisce stalking non vive solo una serie di eventi spiacevoli: vive una trasformazione radicale del proprio modo di stare al mondo. Non si tratta di episodi isolati, ma di una persecuzione che si insinua in ogni momento della giornata, alterando la percezione di sicurezza, di sé e degli altri. Il telefono che squilla diventa una minaccia. Un’auto parcheggiata sotto casa può essere innocua o inquietante. Uscire a fare la spesa richiede una pianificazione militare. Il mondo esterno, che prima era uno spazio di possibilità, si trasforma in un territorio minato dove ogni passo va calcolato.
Le vittime di stalking sperimentano quello che potremmo definire un restringimento dell’orizzonte esistenziale. Il futuro, che prima si apriva a progetti e desideri, si contrae in un presente dominato dall’ipervigilanza. La temporalità vissuta si frantuma: il passato è invaso dal rimuginio su cosa si sarebbe potuto fare diversamente, il presente è dominato dalla paura, il futuro appare chiuso o minaccioso.
Quando il corpo diventa testimone
La ricerca di Pathé e Mullen del 1997, condotta su 100 vittime australiane, ha documentato con precisione l’impatto devastante dello stalking. Il 94% ha modificato radicalmente le proprie abitudini di vita. Il 70% ha ridotto drasticamente le attività sociali. Il 50% ha dovuto diminuire o interrompere l’attività lavorativa. Il 40% ha cambiato residenza. Non si tratta di scelte: si tratta di strategie di sopravvivenza.
Il corpo delle vittime di stalking non mente. L’80% sviluppa disturbi d’ansia. Il 75% soffre di insonnia cronica. Il 55% è tormentato da pensieri ricorrenti legati alla persecuzione. Il 50% manifesta disturbi alimentari, stanchezza cronica, cefalee. Il 38% sperimenta episodi di depersonalizzazione, quella sensazione di essere separati dal proprio corpo, come se si osservasse la propria vita da fuori.
Uno studio olandese su 200 vittime di stalking ha rilevato sintomi psicologici così gravi da essere comparabili a quelli di chi ha vissuto disastri aerei o rapine violente. La gravità del trauma non dipende dalla presenza di violenza fisica: la persecuzione psicologica costante produce un danno profondo e duraturo. Il corpo diventa un indicatore concreto della sofferenza: tremore, rossore improvviso, tachicardia, nausea raccontano ciò che le parole spesso non riescono a esprimere.
Il silenzio che protegge lo stalker

Il dato più inquietante emerge dal Rapporto Italia 2021 dell’Eurispes: il 9,3% degli italiani è stato vittima di stalking, ma solo il 13,7% denuncia. L’86,3% rimane nel silenzio. Non per mancanza di coraggio, ma per una complessa stratificazione di paure e vergogne. La paura che la denuncia peggiori la situazione. La vergogna di non essere creduti. Il senso di colpa per aver “provocato” la persecuzione. Il timore di sembrare paranoici agli occhi degli altri.
Le vittime di stalking si trovano spesso intrappolate in un paradosso esistenziale: per proteggersi, si isolano. Per evitare il contatto con lo stalker, rinunciano alla vita sociale. Per sentirsi al sicuro, si chiudono in casa. Ma questo isolamento rafforza proprio ciò che lo stalker desidera: il controllo totale sulla vita della vittima. Il 18,9% delle vittime sceglie di non uscire da sole o di non uscire affatto. Circa due persone su dieci rinunciano alla propria libertà di movimento per sfuggire alla persecuzione.
Il trauma invisibile che logora l’esistenza
Gargiullo e Damiani, nel loro studio del 2008 sulle vittime italiane, hanno identificato i disturbi psichiatrici più frequenti. Al primo posto il Disturbo Post-Traumatico da Stress: sogni invasivi, flashback, sensazione costante che l’evento traumatico stia per ripetersi. Le vittime di stalking evitano qualsiasi stimolo associato al trauma, sviluppano amnesie dissociative, riducono drasticamente l’interesse per le attività sociali. Il distacco emotivo dall’ambiente diventa una strategia difensiva: se non sento nulla, non posso soffrire.
Nei casi più gravi si sviluppa il Disturbo Post-Traumatico da Stress Complesso, conseguenza dell’esposizione prolungata a traumi ripetuti. La perdita di sicurezza, fiducia, autostima. Difficoltà nella regolazione delle emozioni. Alterazione profonda nella percezione di sé e dello stalker. Le relazioni con gli altri diventano fragili, sospese, attraversate dal dubbio: ci si può ancora fidare di qualcuno?
Non sempre le vittime di stalking sviluppano un disturbo psichiatrico conclamato. I sintomi possono essere subclinici o transitori. La resilienza individuale gioca un ruolo fondamentale nel determinare l’evoluzione del trauma. Ma anche quando non si configura una diagnosi precisa, il vissuto rimane: quella sensazione di non sentirsi mai completamente al sicuro, di dover costantemente vigilare, di avere perso qualcosa di prezioso che forse non tornerà mai più.
Chi sta accanto: la fatica invisibile
Chi vive accanto a una vittima di stalking conosce bene quella sensazione di impotenza mista a esasperazione. I familiari oscillano tra l’ipervigilanza e la stanchezza emotiva. I partner si trovano a dover conciliare il ruolo affettivo con quello di figura protettiva, in un equilibrio sempre precario. Molti sviluppano a loro volta sintomi ansiosi, non per debolezza ma per esposizione prolungata a uno stato di allerta costante.
Il Rapporto Eurispes 2021 rivela che nel 25,6% dei casi lo stalker è l’ex partner della vittima. Nel 13% è un conoscente, nel 10,1% un amico, nel 7,9% il partner attuale. Questo significa che chi sta accanto si trova spesso a gestire situazioni paradossali: come proteggere qualcuno da una persona che entrambi conoscono? Come spiegare agli altri che quella persona “normale” è in realtà una minaccia?
Verso uno spazio sicuro
Il trattamento delle vittime di stalking richiede prima di tutto la creazione di uno spazio terapeutico sicuro: un luogo dove la paura possa essere nominata senza vergogna, dove il corpo possa finalmente riposare dall’ipervigilanza cronica. Non si tratta di “superare” il trauma con la forza di volontà, ma di accompagnare la persona in un lento processo di riappropriazione della propria esistenza.
Gli interventi più efficaci combinano sostegno psicologico, strategie pratiche di sicurezza e, quando necessario, supporto legale. L’obiettivo non è eliminare la paura, ma restituire alla persona la possibilità di scegliere: scegliere dove andare, con chi stare, come vivere la propria giornata.
Le vittime di stalking non sono fragili. Sono persone che hanno resistito a una forma di violenza subdola e pervasiva, che hanno continuato a funzionare mentre il loro mondo si sgretolava. La terapia offre uno spazio dove questa resistenza possa trasformarsi in qualcos’altro: non più solo sopravvivenza, ma possibilità di ritrovare un senso di sé più stabile e relazioni più autentiche.
Lo stalking non è solo una serie di comportamenti molesti: è un’esperienza che altera profondamente il modo di stare al mondo. Riconoscere questa complessità è il primo passo per offrire alle vittime non solo protezione legale, ma anche comprensione umana e accompagnamento nel lungo percorso verso la riappropriazione della propria vita.
Riferimenti bibliografici
Eurispes (2021). Rapporto Italia 2021. Roma: Eurispes.
Gargiullo, B. C., & Damiani, R. (2008). Vittime di un amore criminale: la violenza in famiglia. Franco Angeli.
Kamphuis, J. H., Emmelkamp, P. M., & de Vries, V. (2003). Stalking: A contemporary challenge for forensic and clinical psychiatry. British Journal of Psychiatry, 183, 293-298.
Pathé, M., & Mullen, P. E. (1997). The impact of stalkers on their victims. British Journal of Psychiatry, 170, 12-17.
Van der Kolk, B. A., & Courtois, C. A. (2005). Editorial comments: Complex developmental trauma. Journal of Traumatic Stress, 18(5), 385-388.



